Archivio per la categoria ‘vita e basta’

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Sopravvissuto all’influenza A H1N1

10 Novembre 2009

Questo è un caso di influenza A, con cui ci bombardano di notizie negative ed allarmanti, da cui un essere umano, trapiantato di rene nel 2008, è sopravvissuto.
La notizia non sarà succulenta per gli operatori della pandemia, e non posso dire con certezza che si tratti proprio del virus in questione, poiché gli esami virologici eseguiti ad agosto 2009 non sono ancora pervenuti, però un vago sospetto ce l’ho.
Dovevamo partire il 15 agosto per le vacanze, senonché il 14 pomeriggio MrG inizia a sentirsi poco bene, ma decidiamo comunque di far passare la notte sperando che sia solo un malessere passeggero. Vado a dormire da lui e durante la notte la febbre inizia a salire, arrivando a 39. Passo due giorni nel panico completo, tutti erano partiti ed ero da sola con lui, con la febbre che continuava a salire, non sapendo cosa fare visto che un trapiantato deve assumere una grande quantità di farmaci, tra immunosoppressori e quant’altro, e l’unica cosa che poteva prendere era la tachipirina. Andiamo avanti con quelle e con le pezze bagnate, per non far alzare la temperatura sopra i 38.
Nel frattempo MrG contatta il medico del Forlanini che gli consiglia di continuare con la tachipirina e che lo avrebbe visitato dopo qualche giorno. Dopo altri tre giorni passati da incubo, con la febbre ancora alta lo porto al Forlanini, dove gli diagnosticano un inizio di polmonite, lo trovano disidratato, gli fanno tutte le analisi del caso e lo rimandano a casa in cura con un antibiotico. La febbre è durata ancora una settimana, ma più bassa. Per fortuna ora sta meglio e ne è uscito indenne.
Fatto sta che non si capisce come, all’inizio di agosto, uno possa beccarsi la polmonite! Gli esami virologici dopo 3 mesi non sono ancora arrivati, ed è strano perché di solito comunicano i risultati degli esami al massimo dopo 2 giorni. Dai sintomi che ha avuto (e che sono comuni a qualsiasi altro tipo di influenza) sembra proprio quella, ed è strano che lo abbiamo trovato disidratato perché aveva bevuto, ogni giorno, almeno 2 litri di acqua più succhi e integratori di sali minerali.
Ora è sano e salvo, ma vorrebbero vaccinarlo, invece di ridurre il dosaggio dei farmaci immunosoppressori. Ovviamente il personale medico e tutti gli infermieri che lo seguono non si vaccineranno, e nemmeno io, se è per questo.

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Prostituzione fai-da-te

9 Dicembre 2008

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Giorni fa ero a cena con amici, e mentre si facevano considerazioni varie su donne-lavoro-bellezza-tv, ho detto che effettivamente prostituirsi poteva essere una buona idea, remunerativa, se non altro, e che ci avevo già pensato anche quando stavo con D. Però, un conto è dirlo, un conto è farlo. E infatti non l’ho mai fatto.
Ma, penso io, perché ci si deve scandalizzare: in mezzo alle gambe abbiamo un patrimonio, una cosa per cui gli uomini farebbero carte false, parliamoci chiaro, anche le studentesse si prostituiscono in cam per arrotondare le paghette. E allora, perché non dovrei pensare di farlo io che son pure una bella gnoccolina?
Quando la tipa davanti a me ha sussultato con un moto di schifo e riprovazione (la più mignotta de tutte) e gli altri hanno preso ad ammutolirsi sembrando spaesati (tutti potenziali clienti) ho capito che certi discorsi non si devono fare così epliciti, e mentre finivo il compendio sulla prostituzione fai-da-te ho capito: voglio essere come Irina Palm!


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Hallelujah

11 Settembre 2008

Alla fine è sempre lui che mi riporta alla realtà, dopo essermi disperata, dopo aver toccato il cielo con un dito, dopo l’angoscia e l’estasi, sospesa tra il male e il bene, in colpa per tutto e responsabile di esserlo, traggo insegnamento dalla mia vita e da quella degli altri, rubando più che posso informazioni per poi essere sempre più confusa.

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Ricordi

2 Agosto 2008

Estate 1984. Bellamonte, una rottura di coglioni infinita, senza considerare che io e Francesca avevamo lasciato i nostri rispettivi ragazzi giù al mare. Lei più di me sembrava aver trovato il Grande Amore, un tipo riccioletto dai bei lineamenti, innamorato e con la Vespa (nientecocòdimeno), con cui se la spassavano per gli anfratti del litorale. Tutte invidiavamo la loro storia (io, mia cugina e sua cugina), sembrava un Principe sulla Lambretta, tenero, romantico, quello che noi cercavamo disperatamente nei nostri coetanei con scarso successo. La storia era resa ancora più fervida dall’odio che i genitori di lei rivolgevano nei confronti di lui che, effettivamente era carino ma sempre una ’nticchia al di sotto di quello che speravano di trovare le loro figliole, diventando così il pettegolezzo dell’estate.
Fatto sta che ’sto tipo innamorato decide, una mattina all’alba, di partire da Torvajanica alla volta del Trentino, supportato da un suo amico e da due stecche di Marlboro rosse. Stremati dal viaggio in macchina, sudici e puzzolenti arrivano alla hall dell’albergo e, mentre i nostri genitori se ne stavano a bivaccare in qualche rifugio, cogliendo l’occasione al volo saliamo in macchina per una passeggiata in paese. È stato tutto fantastico, i loro volti carichi di gioia, la voglia di amarsi anche solo per due ore, lui che attraversava l’Italia come un eroe, era lì che le cingeva i fianchi quando d’improvviso sento una voce lontana che mi chiama, in prossimità di una macchina familiare, da cui faccio appena in tempo a distinguere la sagoma del padre di Francesca, poi il mio – con una faccia che non dimenticherò mai. È stato un tutt’uno, schiaffone con scenata in centro, trascinata in albergo e condannata a non uscire più la sera per tutta l’estate.
Ma il ricordo più forte che ho di quei giorni, a parte le ferite che poi si rimarginano, è stato Seven and the Ragged Tiger, chiuse in macchina con la cassetta a ripetizione, ancorate alle nostre speranze, al desiderio di essere grandi e indipendenti, di vivere gli amori senza costrizioni, senza orari, perse com’eravamo nei sogni adolescenziali.

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Finalmente a casa

27 Luglio 2008

Sono tornata a Roma, come si sta bene con quest’arietta fresca, sembra quasi la fine dell’estate. Ho passato qualche giorno di malattia alla casa al mare, con mamma che mi cucinava e le nipotine che mi distraevano da pensieri tristi. Stare lì mi rilassa, e poi con Marta, la prima nipote et dunque sempre la preferita, è facile, basta starle vicino. Ho fatto giusto una puntatina al mare per un pranzetto veloce con Enzo, un vecchio e caro amico che viaggia spesso in Lettonia, dove, a sentir lui, ci sarebbero le donne più belle del mondo. Ci credo sulla parola, giuro che non ci porterò mai nessun fidanzato, come mi ha consigliato. Per il resto le giornate sono scorse tranquille e paciose, tra pranzetti deliziosi e tante coccole. Il rientro pensavo fosse più ostico, ma con questo ponentino romano tutto torna, e io mi sento finalmente a casa.

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I figli so piezz ’e core

1 Luglio 2008

Chissà perché, ma papà riesce sempre a sorprendermi.
Nel momento in cui non sai che decisione prendere, quando sei a un bivio e non riesci a scegliere, ecco lì che ti si presenta con un bel foglio bianco, con due scritte in cima: pro e contro. Tutto qui, metti le crocette e la soluzione è bella che pronta, servita su un piatto di carta uso mano. Questo è quanto. A volte mi lascia di stucco, perché vede quello che io non voglio vedere, mentre parlo ed espongo il quadro della situazione. Cinico e schietto mi mette di fronte alla realtà che ho appena delineato, con tanto di ricami sul perché e percome, e non sento altro che la semplice domanda: Se le cose stanno così, cosa aspetti?
Per me ha il debole, essendo la prima e unica figlia femmina, ed è sempre attento a quello che mi succede. Ogni tanto si presenta con articoli che ritaglia dalle riviste che legge, tipo “Figli single: una minaccia?” o “Donne che non sanno tenersi un uomo”, quello che basta per darti la carica, insomma.
Ma io lo adoro, ed è per questo che me lo porto venerdì 11 a vedere il suo adorato Tommy Emmanuel allo Stadio della Pallacorda, una seratina tutta per noi.

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Nudità

13 Giugno 2008

Sarà pur vero che le donne preferiscono il nudo femminile, sarà che è primavera e c’ho l’ormone impazzito, ma io questo me lo sono comprato.
Son cazzi!

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tutti al mareee

24 Maggio 2008

Dunque: prova costume fatta, ceretta pure, preso accappatoio, asciugamano, creme e borsetta termica. Per la notte cuscino, libro, Cane mangia cane, e per domani costumino Miss Sixty, sabbia, sole e canne.
bye bye

(foto: Ola55)

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Pe’ li vicoli de Roma

15 Maggio 2008

Era da tanto che non assaporavo la sera così, mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, quando giravo col motorino e mi infilavo nelle stradine del centro perdendomi, per poi ritrovare in qualche modo un punto di riferimento che mi riconducesse sulla retta via (questo un po’ per tutto). Ho girato per anni, prima col Sì e poi con lo Sfera, sfrecciando sull’Olimpica o infilandomi tra una macchina e l’altra sulla tangenziale, avevo tanto tempo da perdere che partivo la mattina senza alcuna mèta passando le giornate a vagare per la città, assaporando quella libertà che non è più tornata, se non per brevi momenti.
Come stasera con la Fra, a cena da Betto e Mary, dove ho saggiato una splendida carbonara con le zucchine, coratella e misticanza e per finire romanella e ciambelle. Al ritorno, dietro di lei sul motorello, mi piaceva respirare l’odore di fieno nei campi di periferia, l’aria fresca mi avvolgeva e sentivo l’adrenalina salire. O come ieri a Trastevere con MrG, con la vista che si perde negli attici di Trastevere, ammirare compiaciuta gli sguardi degli stranieri e l’imponenza di questa metropoli, o meglio, di questa stradopoli. Roma è fatta di vicoli, cunicoli, strade e stradine, acciottolate o asftaltate, ma sempre piene di buche, senza marciapiedi e con le striscie sbiadite, con la municipale che passa col rosso e i carabienieri che parcheggiano in divieto di sosta.
Semo così, pressappochisti, megalomani, incazzati e sempre de prescia, senza mai n’attimo de tempo. Ma tanto, checcefrega? Semo de Roma, la città dorata.
Quant’è bella, solo vede’ er Lungotevere da Ponte Sisto ‘n t’aregge er core, ‘sta Roma rosata come er vinello de primavera, cor Tevere illuminato d’arancio e l’alberi che straripano da tutte le parti, co’ le finestre aperte a sfregio de chi je passa sotto a vede’ l’attichi illuminati e la ggente pe’ strada che pareno tutti belli e gaijardi. Quanto ce piace, in fonno ‘sta Roma bella. Tutto je perdonamo, perché a noi, tanto, checcefrega? Semo de Roma, a noi ce piace er vino de li castelli, l’abbacchio e le galline, ce piace de magna’ e beve e nun ce piace de lavora’.

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a riposo

11 Maggio 2008

Ieri me ne stavo tranquillamente a passeggio con un’amica, pronte com’eravamo a raccontarci le ultime vicende, quando un’auto mi ha investito davanti allo Zio d’America. Per fortuna ho avuto la prontezza di riflessi e fare una mossa alla Matrix, voltandomi di fronte all’auto, poggiare le mani sul cofano e con destrezza felina fare un salto indietro così da poter dare alla guidatrice distratta il tempo per frenare. Per fortuna non mi sono fatta nulla, se non una storta alla caviglia, ma tutti insistevano che andassi al pronto soccorso, mentre io dicevo Ma si tolga da qui che intralcia il traffico, circolare, non è successo nulla. La ragazza che mi ha investito stava peggio di me, stamattina l’ho chiamata per tranquillizzarla, ma ieri non si dava pace. Così oggi ho una buona scusa per stare sul divano qui da MrG e farmi viziare ancora.