Sono tornata a Roma, come si sta bene con quest’arietta fresca, sembra quasi la fine dell’estate. Ho passato qualche giorno di malattia alla casa al mare, con mamma che mi cucinava e le nipotine che mi distraevano da pensieri tristi. Stare lì mi rilassa, e poi con Marta, la prima nipote et dunque sempre la preferita, è facile, basta starle vicino. Ho fatto giusto una puntatina al mare per un pranzetto veloce con Enzo, un vecchio e caro amico che viaggia spesso in Lettonia, dove, a sentir lui, ci sarebbero le donne più belle del mondo. Ci credo sulla parola, giuro che non ci porterò mai nessun fidanzato, come mi ha consigliato. Per il resto le giornate sono scorse tranquille e paciose, tra pranzetti deliziosi e tante coccole. Il rientro pensavo fosse più ostico, ma con questo ponentino romano tutto torna, e io mi sento finalmente a casa.
Archivio per la categoria ‘roma capoccia’

Pe’ li vicoli de Roma
15 Maggio 2008Era da tanto che non assaporavo la sera così, mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, quando giravo col motorino e mi infilavo nelle stradine del centro perdendomi, per poi ritrovare in qualche modo un punto di riferimento che mi riconducesse sulla retta via (questo un po’ per tutto). Ho girato per anni, prima col Sì e poi con lo Sfera, sfrecciando sull’Olimpica o infilandomi tra una macchina e l’altra sulla tangenziale, avevo tanto tempo da perdere che partivo la mattina senza alcuna mèta passando le giornate a vagare per la città, assaporando quella libertà che non è più tornata, se non per brevi momenti.
Come stasera con la Fra, a cena da Betto e Mary, dove ho saggiato una splendida carbonara con le zucchine, coratella e misticanza e per finire romanella e ciambelle. Al ritorno, dietro di lei sul motorello, mi piaceva respirare l’odore di fieno nei campi di periferia, l’aria fresca mi avvolgeva e sentivo l’adrenalina salire. O come ieri a Trastevere con MrG, con la vista che si perde negli attici di Trastevere, ammirare compiaciuta gli sguardi degli stranieri e l’imponenza di questa metropoli, o meglio, di questa stradopoli. Roma è fatta di vicoli, cunicoli, strade e stradine, acciottolate o asftaltate, ma sempre piene di buche, senza marciapiedi e con le striscie sbiadite, con la municipale che passa col rosso e i carabienieri che parcheggiano in divieto di sosta.
Semo così, pressappochisti, megalomani, incazzati e sempre de prescia, senza mai n’attimo de tempo. Ma tanto, checcefrega? Semo de Roma, la città dorata.
Quant’è bella, solo vede’ er Lungotevere da Ponte Sisto ‘n t’aregge er core, ‘sta Roma rosata come er vinello de primavera, cor Tevere illuminato d’arancio e l’alberi che straripano da tutte le parti, co’ le finestre aperte a sfregio de chi je passa sotto a vede’ l’attichi illuminati e la ggente pe’ strada che pareno tutti belli e gaijardi. Quanto ce piace, in fonno ‘sta Roma bella. Tutto je perdonamo, perché a noi, tanto, checcefrega? Semo de Roma, a noi ce piace er vino de li castelli, l’abbacchio e le galline, ce piace de magna’ e beve e nun ce piace de lavora’.

Serata romana
23 Aprile 2008Siamo stati in giro per Roma, prima a cena al Quadraro da Betto e Mary, poi al centro e per finire a Piazza Farnese con birra, canna e camionetta dei caramba al seguito.
Bellissima serata, scopro con lui delle cose che non ho mai fatto, tipo mangiare carne di cavallo o scoprire il mausoleo di Cecilia Metella sull’Appia Antica, ma a cena si parlava di cose importanti, tipo avere degli ideali. Non ricordo com’è nata, o se lui ha fatto la domanda a bruciapelo – fatto sta che io ho risposto – dopo averci pensato tre secondi – no, se non quelli guidati dalla mia etica. Per esempio il mio ideale sarebbe quello di aprire un Coffee Shop.
Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, ho visto i raggi balenare nel buio alle porte di Torre Maura… ma tutti quei momenti – e aggiungerei per fortuna – saranno fumati nel tempo come charas nel cilum.

Modi di dire
18 Marzo 2008A Milano si chiama brunch.
A Roma è, semplicemente S’annamo a magna’ quarcosa?
A Milano si chiama Aperitivo.
A Roma è, semplicemente: S’annamo a beve quarcosa?
A Milano è brieffare.
A Roma Se vedemo così te spiego.
A Milano una cena è easy.
A Roma è Vie’ vestito come cazzo te pare.
A Milano è Sabato vado a cena con la mia ragazza di default.
A Roma è Sabato vado a cena con la mia ragazza du cojoni.
A Milano una festa ha il suo mood e la gente è stilosa.
A Roma una festa ha i suoi imbucati e se a una ragazza dici Come sei stilosa! ti risponde Stilosa sarà tu’ sorella.
(via Selvaggia)

Roma se la tira
1 Giugno 2007L’aria di Roma è piena di coca. Respirate piano, e smettete di spingere. Siccome non può essere una mossa geniale del centrosinistra per tirare su il suo elettorato (è impossibile), allora deve esserci lo zampino di Livia Turco – che infatti ha già in mente un paio di cosette intelligenti da dire al Tg. E questa volta sarà difficile contraddire il ministro, perché è il Cnr in persona a certificare che l’atmosfera della capitale è piena di polveri sottili che mediamente costano 70 euro al grammo. Niente di pericoloso come il Pm10 o il biossido di azoto, ma è comunque una bella botta per i concittadini dell’infaticabile Veltroni. E gratis per di più, un fatto allettante: perché è vero, ci eravamo abituati alla cocaina nelle fogne, ma non vorrete mica mettere una bella boccata d’aria sotto il Cupolone con un bicchierino di liquami maleodoranti del Po?
A naso, i risultati dello studio shock scateneranno un gran polverone. Il mondo accademico, per esempio, è su di giri, perché sembra che gli sniffatori più incalliti, travestiti da studenti e professori qualunque, si aggirino dalle parti della Sapienza. Ma gli autori della ricerca, che non hanno posizionato centraline dalle parti di Montecitorio – «troppo facile», si sussurra nei corridoi – invitano a non provocare inutili preoccupazioni. Del resto, oltre alla coca, l’aria euforica della Capitale offre anche di fumo di sigaretta, cannabinoidi e caffeina, insomma ad annusare meglio ci sarà pure l’abbacchio della Sora Lella.
Al Cnr adesso toccherà convincere Livia Turco, che non ci sono abbastanza cani da sguinzagliare per setacciare tutto il centro storico di Roma, e che la pippata a targhe alterne è una buona idea solo se paragonata al suo kit anti-droga formato famiglia. Meglio allora prendere una bella boccata d’aria e cantare «Roma nun fà la stupida stasera, prestame er Ponentino più malandrino che ciai…». Sperando che ce la mandi buona.
Luca Fazio
Il Manifesto 1/6/07

Mamma Roma
7 Novembre 2005A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del “volemose bene e annamo avanti”, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei “Sali e Tabacchi”, degli “Erbaggi e Frutta”, quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle…
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione…
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti…
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini…
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano…
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del “core de Roma”…
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei “che c’hai una sigaretta?”, “imprestami cento lire”, quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma di mmerda!
Mamma Roma: Addio!
Remo Remotti










