Archivio per la categoria ‘pro-donna’

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Prostituzione fai-da-te

9 Dicembre 2008

irina-palm1

Giorni fa ero a cena con amici, e mentre si facevano considerazioni varie su donne-lavoro-bellezza-tv, ho detto che effettivamente prostituirsi poteva essere una buona idea, remunerativa, se non altro, e che ci avevo già pensato anche quando stavo con D. Però, un conto è dirlo, un conto è farlo. E infatti non l’ho mai fatto.
Ma, penso io, perché ci si deve scandalizzare: in mezzo alle gambe abbiamo un patrimonio, una cosa per cui gli uomini farebbero carte false, parliamoci chiaro, anche le studentesse si prostituiscono in cam per arrotondare le paghette. E allora, perché non dovrei pensare di farlo io che son pure una bella gnoccolina?
Quando la tipa davanti a me ha sussultato con un moto di schifo e riprovazione (la più mignotta de tutte) e gli altri hanno preso ad ammutolirsi sembrando spaesati (tutti potenziali clienti) ho capito che certi discorsi non si devono fare così epliciti, e mentre finivo il compendio sulla prostituzione fai-da-te ho capito: voglio essere come Irina Palm!


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Denunciateli

6 Febbraio 2008

Da Metilparaben

La Stampa di oggi racconta l’odissea notturna di una donna che cerca inutilmente di farsi prescrivere la pillola del giorno dopo, compiendo una vera e propria via crucis negli ospedali romani e ottenendo in risposta una interminabile serie di dinieghi, motivati dall’obiezione di coscienza dei vari medici di turno.
Stante il fatto che questa stucchevole tiritera, a quanto risulta, si ripete continuamente in numerosi ospedali italiani, mi corre l’obbligo di ricordare che la pillola del giorno dopo non è un presidio abortivo, e che la legge 194/78 prevede la possibilità dell’obiezione di coscienza esclusivamente nel caso di interruzione di gravidanza.
Tanto premesso, invito le donne che dovessero vedersi rifiutata la prescrizione della pillola del giorno dopo a seguire i suggerimenti che seguono:

  1. farsi sempre registrare all’entrata del Pronto Soccorso;
  2. chiedere al personale medico e infermieristico con cui vengono in contatto di qualificarsi;
  3. se viene detto loro che il ginecologo di turno non può riceverle, chiedere cosa glielo impedisce e farsi dare le sue generalità complete;
  4. farsi rilasciare una cartella di Pronto Soccorso contenente i motivi della mancata prescrizione;
  5. in caso di non adesione del personale ospedaliero alle legittime richieste di cui ai punti precedenti, chiamare immediatamente le forze dell’ordine e denunciare l’accaduto sul posto e in loro presenza.

Una volta ottenuti questi dati sarà possibile denunciare il medico che non ha voluto prescrivere la pillola del giorno dopo dichiarandosi obiettore (già che ci sono, aggiungo che identica misura può essere adottata nei confronti dei farmacisti che si rifiutano di venderla).
Qua tutte le informazioni; qua e qua i modelli da utilizzare per le denunce.
Svegliamoci, gente, o questi ci si mangiano.
Vivi, ché godono di più.

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E poi dicono che le donne…

31 Gennaio 2008

Eh no, non sono tutte uguali, no.
La serata prevista era un tetta a tetta con Itto, dopo parecchio che giravamo intorno a una pizza, così decidiamo: giovedì. Mi chiama al rientro MrG e dice: “ma se vengo pure io?” “Sìììì, vieni pure amore”, così si aggiunge MrG con mia somma gioia et anche preoccupazione dato che Itto non era stato avvertito dell’evento, né che avessi nemmeno iniziato una storia. Tant’è.
A casa, in attesa, ascolto gli I’msonic RAin – che ascolto anche adesso – e mando un sms a puffo: “ascoltavo gli I’msonic e mi sono chiesta: chissà come starà. Come stai? Io ‘na Pasqua” e lui: “Che fai, mi inviti?”, così, alla fine, si è aggiunto il puffo in questa cena improvvisata. Tant’è.
Ora, io sono contenta che si sono trovati bene, che hanno ricordato i bei tenpi andati di Claudio Villa, parlato del Califfo, discusso di politica, musica e quant’altro, che si siano rimasti simpatici… ma che alla fine, al conto, abbiano tirato fuori tre pezzi da 50 e io abbia con nonchalance pagato la cena a tutti con i miei soldi spicci lasciandoli a bocca aperta, beh, è stata una gran soddisfazione.
E poi dicono che son tutte uguali!

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Sulle donne

22 Gennaio 2008

Ancora la donna alla ribalta, facendo attenzione a non cadere nel luogo comune, perché troppo spesso sono gli uomini a parlare delle donne.
Parlare di donne, quante volte l’ho detto, gli uomini parlano spesso di donne e – quante volte ho ripetuto – io francamente li detesto.
Perché trovo orrendo quel chiacchiericcio ammiccante a metà strada fra lo spogliatoio e la sauna, in odore di barbiere di periferia al quale far intendere quante cartucce sei in grado di far esplodere e hai fatto esplodere recentemente.
Per fortuna non sono tutti così, ne sono consapevole, parlo degli uomini, e me lo auguro.
Ma una buona parte del genere umano di sesso maschile ancora ragiona misurando un tanto al chilo, se di chilo e non di altro assonante si deve parlare.
Anche perché, amici uomini, credetemi, mentre noi discutiamo, le donne realizzano, anche in quel campo. Sì, proprio in quel campo, in cui gli uomini eccellono in parole al vento, il campo della vanagloria delle conquiste femminili. Gli uomini, parlano, si vantano, contano, descrivono, misurano, il più delle volte inventano. Le donne, quando sono convinte, fanno, magari dopo aver lasciato a bocca asciutta proprio quegli uomini da spogliatoio.
Mi scuserete, ma lo voglio dire, amo la donna, è un modello di comportamento.
Analizziamo con il profilo più basso possibile: la donna non discute, è raro vedere una donna diventare rossa di rabbia per motivi di viabilità, difficilmente la vedremo scaldarsi allo stadio, né mi è mai capitato di scoprire una donna alle prese con le distruzioni in margine a una partita di calcio.
Sul lavoro non vivono quella competitività così caratteristica del sesso forte, del maschietto. Onestamente detesto quelle donne virate al maschile, che dai maschietti hanno preso il peggio: il carrierismo, la cattiveria, l’essere pusillanimi travestiti da coraggiosi.
Mi trovo bene con le donne, ma con quelle donne senza pretesa di diventare uomini con la gonna, le donne hanno la pazienza millenaria di chi sa aspettare e di chi sa come aspettare, hanno la consapevolezza di far crescere un uomo, lo sanno fare, come madri e quando sono madri sanno organizzare una gerarchia di pensieri notevoli.
Quali sono questi pensieri, qual è questa gerarchia? Semplice: difficilmente troverete una donna madre perdere la testa per un dispetto del capoufficio e ritardare l’arrivo a casa per mangiare assieme ai figli, così come difficilmente troverete una donna madre pronta a seguire ciecamente un sentimento se quel sentimento le toglie altro a suo figlio.
Non si può generalizzare, lo so, ma in linea di massima, se volete che una cosa riesca la affidate ad una donna, con meno competizione, con meno prevaricazione, con meno clamori, perché quella cosa verrà portata a termine ben sapendo che è semplicemente un lavoro e nulla più, perché la vita è altrove.
Ci si finge misogini, in realtà non si può fare a meno della donna, ogni ricordo intenso, inevitabilmente, è legato a una presenza femminile e naturalmente lo dico dal punto di vista maschile. E per ricordi intensi non voglio semplicemente evocare il sentimento, la passione, ma anche la fine di una storia, drammatica ma sempre presente nel tuo pensiero.
Parliamo anche delle incomprensioni, della vita difficile, della sensazione di aver gettato via anni della tua vita, non importa, si deve sempre alla presenza di un sentimento nella tua esistenza e, quindi, a una donna.
Probabilmente è questa una delle rivoluzioni culturali più presenti nel 900, l’emancipazione femminile, con la consapevolezza che un mondo al femminile sarebbe più paziente, più tollerante, più discreto, meno aggressivo, meno maschio.
Del resto la parola vita è un sostantivo femminile.

Dalla puntata del 14/01/08 “Con parole mie
a cura di Umberto Broccoli, Radio 1.

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Auguri al femminile

19 Dicembre 2007

Buonnataleatutti
(ma soprattutto alle donne)…
con un bell’albero fatto con i Tampax!
L’ho trovato qui.

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I cinque segreti di una donna felice

21 Novembre 2007

1. E’ molto importante trovare un uomo che condivida con te la responsabilità e i compiti della casa e che abbia un buon lavoro.

2. E’ importante trovare un uomo allegro, che sappia godere del ballo, delle passeggiate e che ti faccia ridere.

3. E’ importante trovare un uomo tenero dal quale si possa dipendere affettivamente ma che non ti sottometta e inoltre che non menta.

4. E’ importante trovare un uomo che sia un buon amante e adori fare sesso con te.

5. E’ molto, ma molto importante che questi 4 uomini non si conoscano tra loro.

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Il libretto rosa di Zapatero

19 Novembre 2007

Sono dieci le regole di cui si compone il “libretto rosa” del premier socialista Josè Luis Rodriguez Zapatero. In realtà si direbbe un decalogo “pro-donne”, mentre da più parti viene definito “anti-uomo”. Il libretto, titolato “ricette di donne per fare politica”, è un vero e proprio manuale redatto con la segretaria dell’Uguaglianza del partito del premier, Maribel Montano che così lo definisce: “il libro indica gli strumenti che permettono alle donne, soprattutto alle più giovani, di accedere alla politica in condizioni di uguaglianza” dice la Montano. I dieci punti cardine delle “istruzioni per l’uso” di una partecipazione rosa alla politica, non hanno niente a che fare con quel clichè della donna da carta patinata di oggi: senza rughe, alla moda, bella, rampante, esente da cellulite e soprattutto che può essere definita, nella sua versione in carriera, “la signorina Rambo” parafrasando il cantautore italiano Roberto Vecchioni. La prima regola è fare squadra, lavorare insieme con altre donne, quindi rischiare, imparare ad osare di più: dissentire ed argomentare coraggiosamente quando è il caso. Insomma esporsi di più, quindi non restare nell’ombra. Altro must del manuale è coltivare la capacità di ascolto delle altre donne come degli uomini, quindi individuare e portare avanti le cause universali che le riguardano. Seguono saper cogliere le opportunità, il momento giusto e assumere ruoli ed incarichi con grande senso di responsabilità per se stesse ma anche per il ruolo di donna nelle istituzioni.

Arrivano anche i punti che riguardano l’organizzazione del tempo, in modo da saper conciliare vita privata e pubblica, l’esortazione ad avere coraggio anche qualora si presenti la necessita di prendere decisioni impopolari. Il consiglio è di tenere conto anche che il dissenso è una risposta normale nelle relazioni politiche. Infine essere esperte di tecnologia dell’informazione e della comunicazione, internet diventa fondamentale. Qui il consiglio è aprire un blog. Fondamentale l’ultimo dei punti del decalogo rosa: essere donna è un valore da coltivare nei contenuti e nella capacità di visioni e soluzioni diverse più che negli abiti e nel look. Essere donna come declinazione fondamentale caratterizzante di soluzioni alle problematiche, come nella gestione della leadership, nelle istituzioni e nella politica.

Va detto che in Spagna è in vigore una legge dall’aprile scorso che prevede l’attribuzione alle quote rosa di almeno il 40 % nelle liste elettorali e in cui il governo è equamente diviso tra uomini e donne. Al di là dell’opportunità di leggi come questa e della sensazione che l’obbligatorietà delle quote sia in qualche modo un segno di sconfitta per il gentil sesso, va detto che il premier spagnolo non è uno che predica bene e razzola poi male, dato che la metà del suo gabinetto è formato da donne. Non si può dire altrettanto per il Belpaese.

Secondo una ricerca e alla classifica compilata dall’Università di Stoccolma e dall’International Idea sulle quote rosa e sulla partecipazione attiva e passiva delle donne all’attività politica, l’Italia si ferma al 48°. Il monitoraggio vede una presenza femminile tra i banchi della politica soprattutto in Svezia, Norvegia, Danimarca, Austria e Germania. Primeggia il Rwanda con 39 elette su 80, grazie alla previsione obbligatoria di quote rosa. Per intenderci: in casa nostra, nelle ultime elezioni nel 2006, pur con una tendenza al miglioramento, le elette sono state 109 su 630 per la Camera dei Deputati e 44 al Senato su 322 eletti.

Recentemente, il tema delle quote rosa è tornato a far parlare di sé in occasione delle primarie del Partito Democratico dove non sono mancate le polemiche circa il sistema delle quote rosa al 50%. Il deputato dell’Ulivo Franco Laratta ha affermato in proposito: “non sono affatto contro le donne in politica, ci mancherebbe altro. Sarei un imbecille a sostenere ciò. Ritengo, però, che una classe dirigente al femminile non si possa costruire per legge e che il percorso semmai è un altro”. Un’affermazione che sintetizza bene la posizione di chi considera le quote obbligatorie al femminile come un’imposizione, nella percezione che il gentil sesso diverrebbe più presente tra i banchi della politica solamente ex lege.

La Casa Internazionale delle Donne, l’Onerpo, e altre associazioni finalizzate alla parità di genere in politica e nelle istituzioni sostengono invece il contrario, nell’evidente convinzione che lasciar fare al progresso dei tempi, come predicano alcuni, non solo non sia sufficiente, ma nemmeno tollerabile. Il fatto è che lo scarto tra presenza maschile e femminile in politica, come in altri ruoli all’interno della società, è interpretato da chi si batte per le quote rosa come la prova che gli intrecci della politica a base di “cenette di partito” lascerebbero molto spesso fuori dai loro giochi, rigorosamente “inter-nos”, proprio le donne. Non si pensa quindi che manchino leve al femminile, bensì ad un esclusione miope e forse legata ad un vecchio campanilismo patriarcale.

La presidente nazionale dell’Udi, Pina Nuzzo, sostiene che “in Italia esiste in questo momento un vero e proprio deficit democratico e un netto ritardo storico nella democrazia paritaria. Con questa campagna non proponiamo solo una legge per le cariche elettive, ma ci prefiggiamo soprattutto di dar finalmente voce alle donne che in questi anni hanno lavorato per far aprire gli occhi a tutti su una realtà desolante, dove la pressoché totalità dei luoghi decisionali è presidiata da uomini”.

La necessità di cancellare la realtà desolante di una legge elettorale disastrosa quale l’attuale, deve passare anche per l’opportunità di rivedere la partecipazione al femminile alla politica italiana come elemento protagonista, non come “seconda scelta”. In caso contrario dovremo accontentarci di sfogliare il libretto rosa firmato Zapatero.

Cinzia Frassi

Fonte

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Ballarò, programma per soli maschi

9 Novembre 2007

La prima serata Rai3 di martedì, giorno del debutto televisivo per il neopresidente del Pd, Walter Veltroni, verrà ricordata come la giornata del ridicolo: sotto scacco la politica separatista maschile. Insieme al conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, uomini solo uomini: Veltroni e Casini da una parte, in un faccia a faccia che ha visto perdente il sindaco di Roma, dall’altra l’ex prefetto Achille Serra, il direttore del Sole 24 ore Ferruccio De Bortoli e Monsignor Agostino Marchetto segretario del Pontificio consiglio per i migranti. Il tema riproponeva il tormentone di questi giorni, cioè la questione della cosiddetta sicurezza con annessi fatti di cronaca e decreti legge. Inutile dire che Veltroni – smessi i panni del «ma anche», come scritto ieri da Aldo Grasso sul Corsera – si è dovuto definire e ha scelto il profilo della destra. Ma la destra a fare la destra è ancora la più brava e Casini non gli ha dato un attimo di tregua. A riprova che quando si insegue la destra sul suo terreno, la sconfitta è certa. Annunciata.
Ma c’è stato qualcosa di molto più fastidioso e indecente che la prima prova mancata di Veltroni. La scusa usata subdolamente dalla destra e dal centrosinistra, cioè la morte di Giovanna Reggiani, era già lontana, un’eco non ritenuta determinante per il dibattito, durante il quale la violenza maschile contro le donne non è stata minimamente accennata. Se la si doveva usare per fini xenofobi, come è stato fatto finora, meglio così, meglio il silenzio. Ma è un silenzio che parla e denuncia ancora una volta la strumentalizzazione che è stata fatta dei fatti di Tor di Quinto per attaccare ed eventualmente deportare un intero popolo, ma dice anche quanto per i nostri politici sia difficile nominare la violenza sessista, perché li mette in discussione, perché impedisce di fare le prediche razziste, perché dice che il problema è soprattutto loro.
Martedì a Ballarò emergeva un altro elemento, anche questo rimosso. Il legame che esiste tra violenza maschile sulle donne e occupazione dello spazio pubblico dai volti e dai discorsi degli uomini. Come ricorda Lea Melandri è anche questa una violenza, la più antica, perché rimanda alla separazione tra pubblico e privato, alla definizione dei ruoli e dei poteri, a quella cultura che ha schiacciato le donne sul corpo e sulla natura affidando agli uomini le decisioni che riguardano la vita di tutti e di tutte. Non è evidentemente una questione di quote. Ma non è una eresia dire che c’è un legame tra la serata di Ballarò, le tante, infinite serate televisive fatte da soli uomini e la violenza sessista. Si avalla l’idea che la donna non è un soggetto a tutto tondo, la si cancella, la si idealizza, ogni tanto, costretti dai fatti, la si tira dentro, ma quando le questioni sono scottanti le voci sono solo degli uomini.
Verrebbe da chiedere: ma non vi vergognate? Come potete, ancora oggi, far finta di nulla quando nei convegni, nelle assemblee, nelle riunioni, siete tutti maschi? Come potete parlare a nome di tutte e tutti? Accade a destra, al centro, come a sinistra, quella dei partiti, ma anche dei movimenti.
Martedì sera a Ballarò, come nelle varie trasmissioni, che si sono susseguite e si susseguiranno, si sarebbero potute chiamare molte donne. Non in quanto tali. Per un riequilibrio di quote. Ma le donne dei centri antiviolenza, le femministe, quelle che si stanno impegnando per la manifestazione del 24 (a Roma) contro la violenza maschile sulle donne, tutte le attiviste e operatrici che lavorano con i e le migranti. O forse i Floris e i Vespa pensano che non sia pertinente parlarne?
La questione è aperta. Non si risolverà certo in un giorno, in due settimane, né in un mese. Ma la manifestazione del 24 a Roma, rilanciando il conflitto con gli uomini in maniera molto forte, dice che anche sull’occupazione maschile dello spazio pubblico, dalla politica ai media, è necessario cambiare. Intanto alcuni uomini, quelli che si dicono convinti, potrebbero rifiutarsi di andare, ai dibattiti televisivi come ai convegni, quando sanno che sono riunioni di soli maschi. Almeno che non inizino a chiamarle per quello che sono: riunioni e programmi separatisti.
Angela Azzaro

Da Liberazione (08/11/2007)

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E’ la politica degli uomini che sta fallendo

18 Settembre 2007

Moralismo e populismo.
Quando si parla di Beppe Grillo dei suoi show e delle sue accuse non si esce dal perimetro disegnato da queste due parole. Il comico genovese è accusato di aizzare i peggiori sentimenti dell’antipolitica, di solleticare istinti vendicativi e populisti, di alimentare il qualunquismo. Molte di queste accuse sono probabilmente fondate. Ma limitarsi a queste aggiungendo una buona dose di disprezzo per una plebe incolta e arrabbiata porta a un risultato altrettanto negativo: l’autoassoluzione, la difesa della politica così come è vista e vissuta da parte di chi applaude Grillo. Una reazione elitaria se non arrogante. Parlare male di Grillo e non approfondire i motivi che spingono tanta gente ad appoggiarlo può avere come conseguenza un ulteriore distacco dalla politica.
Questo proprio si dovrebbe evitare. In che modo? Nel modo più umile e più semplice: cercando di capire dove i politici hanno sbagliato. Prendendo il caso Grillo – che è, non bisogna dimenticarlo, un comico, come una delle occasioni che la società offre alla politica per una maggiore riflessione su se stessa. E chiedendosi: perché tanti cittadini italiani vedono la politica come il luogo del privilegio? Un luogo chiuso, impermeabile ai loro problemi?
Credo che gran parte dei politici italiani sbaglino. In una società dove l’immagine conta molto, non curarsi di costruire anche nei comportamenti del singolo, nel suo modo di vivere, un messaggio politico, un modo di intendere la politica, è un errore. Un errore che, pur essendo evidente e grave, non ha provocato finora nessuna reazione di autocritica. Perché? Per quale motivo gran parte dei politici italiani non si curano delle critiche che vengono loro poste? Anche per contestarle o per accettarne solo la parte che si ritiene giusta.
I motivi sono probabilmente molti, ma mi preme sottolinearne uno che molti trascurano e che a me pare evidente. La politica oggi è gestita quasi esclusivamente da uomini e da donne che adottano quasi sempre i modelli della politica maschile. I politici uomini hanno costruito meccanismi di riconoscimento reciproco, rituali, modi di comportamento che si specchiano l’uno nell’altro e che non sono minimamente influenzati e scalfiti da altri comportamenti e da soggetti diversi da loro. I privilegi – piccoli e grandi – sono il segno tangibile di quanto contano, sono ciò che li rende diversi e superiori e che in una sistema di specchi rimandano dall’uno all’altro l’immagine del potere. Sono ciò in cui un sistema di potere si riconosce. E nello stesso tempo fanno parte di meccanismi e rituali più complessi e assolutamente impermeabili.
Sono convinta che un sistema di potere più condiviso e meno maschile porterebbe già qualche risultato positivo. Perché? Forse perché le donne sono delle sante? No, ma sono diverse, più estranee a quei meccanismi, essendone state escluse e quindi più critiche, più avvertite. La loro idea della politica riguarda anche le persone, la loro quotidianità, tutte le sfere della loro vita, quella che gli inglesi denominano Life Politics e che chissà perché dai nostri politici è snobbata e ritenuta un’ipocrisia o, nel migliore dei casi, è denominata “questione morale”. Secondo me non è né l’una né l’altra.
La Life Politics è una cosa seria e riguarda il modo in cui il messaggio viene inviato alla società, il modo in cui la politica in tutti i mille aspetti della vita e si propone nella concretezza della persona e che nella nostra società conta quanto se non di più dell’ideologia.
Quando Angela Merkel ha deciso di rimanere nel suo alloggio privato, invece che accettare l’appartamento nello splendido edificio di fronte al Reichstadt, dicendo ai giornalisti che lei la mattina “si sarebbe recata in ufficio come tutti”, ha mandato un messaggio politico.
Quando Michelle Bachelet ha cercato un aereo di stato di seconda mano perché non era il caso di spendere del denaro pubblico per gli spostamenti della presidente, ha mandato un altro messaggio altrettanto eloquente.
Quando i ministri dei paesi scandinavi – paesi nei quali la presenza femminile nelle istituzioni è molto alta – vanno in ufficio in bicicletta, fanno la fila al cinema, e pagano regolarmente il biglietto per lo stadio, non fanno un atto di moralismo, ma indicano un’idea della politica più ampia e più vicina ai cittadini.
Questa idea più femminile della politica, meno legata ai modelli maschili di potere non è un fatto astratto, o un’opzione ideologica. Può portare a dei risultati concreti e tangibili. La Banca Mondiale ha di recente reso noto uno studio dal quale si apprende che la corruzione è meno presente nei paesi in cui è maggiore la presenza femminile nelle istituzioni. Le donne – afferma lo studio della Banca mondiale – sono meno propense ad accettare tangenti e bustarelle. Sono più sensibili al bene della collettività.
Del resto non è forse vero che anche dove ci sono episodi di corruzione è molto più difficile che delle donne vi siano implicate?
L’antipolitica è una cosa seria. E anche preoccupante. La ricetta per una risposta vincente non è sicuramente unica. Ma qualunque essa sia non può prescindere da un fatto tanto clamoroso quanto colpevolmente ignorato: la politica che oggi è sotto accusa è la politica degli uomini. Sarebbe ora che qualche donna cominciasse a dirlo.
Ritanna Armeni

da Liberazione del 18/9/2007

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Sulle donne

17 Luglio 2007

Bellissima e vera la lettera di risposta all’articolo del Financial Times sul trionfo delle veline qui in Italia.