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I 10 cd che porterei sull’isola deserta
13 Ottobre 2008Mi sono dovuta cimentare in una di quelle compilation, alla mo’ di Nick Hornby, per un ventenne che ascolta solo i Tokio Hotel, Lacuna Coil et simili. Ecco, mi son detta, con la mia ignoranza in materia cosa gli consiglio? Avrei voluto iniziare con UN ciddì alla volta, come facevamo noi quand’eravam pischelli. Si comprava il disco e lo si ascoltava per MESI, dopodiché lo si riponeva con ammirazione nella collezione dei vinili. E allora ho stilato una classifica, che è questa qui sottostante:
Depeche Mode
Ultra
Violator
Radiohead
The Bends
Ok Computer
The Cure
The Head on the Door
Disintegration
The Police
Zenyatta Mondatta
Synchronicity
The Smiths
Hatful of Hollow
Strangeways, Here We Come

Alle spalle
24 Settembre 2008[ascolta]
La prima volta quasi non me ne accorgevo,
poteva essere solo l’ennesima paranoia, solo una sensazione.
Era come se qualcosa mi leggesse nel pensiero
e lo facesse per sottolinearne il ragionamento.
Qualcosa mi toccava dentro.
Fuori… mi sfiorava appena.
Cominciavo a prevedere con esattezza quando lui mi avrebbe avvertito.
Mi accorgevo che determinate riflessioni
lo avrebbero sicuramente indotto a farsi vivo
e battermi sulla spalla come a ridicolizzare la mia logica.
Il giorno che lo vidi, ricordo, ero sovrappensiero.
Appena me ne resi conto, naturalmente, mi sentii toccare. Tra le cosce.
Mostrò la sua mano, così come non avrei potuto mai immaginarla.
Cinque sottili rami secchi costituivano le dita e le nocche,
le giunture erano come i noduli del legno.
All’inizio queste manifestazioni non duravano che pochi secondi,
poi, accompagnate da una pressione sempre maggiore, qualche minuto.
Nel frattempo la mano si era trasformata in quella umana,
era sempre più invadente e cominciava a farmi male.
Prima che si arrivasse alla lotta vera e propria cominciai a capire.
Pensai di aver riconosciuto quella mano, quel braccio, sì, era il mio.
Mi attaccava, alle spalle!
Quella volta non riuscivo proprio a divincolarmi,
si era avvinghiato con tale tenacia da impedirmi di reagire ma,
conoscevo la sua forza, così mi inarcai su me stesso,
sicuro di avergli rotto la spina dorsale.
L’ultima volta che lo vidi, mai in volto, fu durante l’ultimo scontro.
La stanza era completamente a soqquadro, la foga ci travolse sin sul pavimento,
rotolammo a terra urtando mobili e oggetti, fino a che, arrestandomi, gridai:
Possibile che con te non si possa discutere?
Mi rialzai con uno scatto lucido, nervoso.
Fissavo un punto indefinito con le mani dietro la schiena.
Sapevo che lui era ancora lì, attonito, incredulo,
depistato dal mio ribaltone teatrale.
Non ci eravamo mai rivolti la parola.
Sentivo il suo respiro ancora affannato.
Mi volsi d’improvviso, sicuro di incontrare il suo sguardo incarognito,
il suo volto sudato ancora rosso di sangue.
Ma in fondo era prevedibile che non ci fosse più.
Era scomparso.
E con lui, qualcosa di irrisolto,
soffocava per sempre
nella palude
delle identità ripudiate.

Cover
23 Agosto 2008Sfogliando la libreria iTunes per fare un po’ di pulizia mi sono imbattuta in queste due copertine. Sarà un caso ma sembra proprio copiata.

2005

1979

Björk & Hector Zazou
10 Agosto 2008
My eyes and your eyes
Oh those beautiful stones
Mine was yours and yours was mine
You know what I mean
Long is since I saw him
Truly fair he was
All that may adorn a man
Most of the people carried him
You I long for most of all
Heavy with the flood of tears
Oh that I never had seen you
Dear beloved friend

Ricordi
2 Agosto 2008Estate 1984. Bellamonte, una rottura di coglioni infinita, senza considerare che io e Francesca avevamo lasciato i nostri rispettivi ragazzi giù al mare. Lei più di me sembrava aver trovato il Grande Amore, un tipo riccioletto dai bei lineamenti, innamorato e con la Vespa (nientecocòdimeno), con cui se la spassavano per gli anfratti del litorale. Tutte invidiavamo la loro storia (io, mia cugina e sua cugina), sembrava un Principe sulla Lambretta, tenero, romantico, quello che noi cercavamo disperatamente nei nostri coetanei con scarso successo. La storia era resa ancora più fervida dall’odio che i genitori di lei rivolgevano nei confronti di lui che, effettivamente era carino ma sempre una ’nticchia al di sotto di quello che speravano di trovare le loro figliole, diventando così il pettegolezzo dell’estate.
Fatto sta che ’sto tipo innamorato decide, una mattina all’alba, di partire da Torvajanica alla volta del Trentino, supportato da un suo amico e da due stecche di Marlboro rosse. Stremati dal viaggio in macchina, sudici e puzzolenti arrivano alla hall dell’albergo e, mentre i nostri genitori se ne stavano a bivaccare in qualche rifugio, cogliendo l’occasione al volo saliamo in macchina per una passeggiata in paese. È stato tutto fantastico, i loro volti carichi di gioia, la voglia di amarsi anche solo per due ore, lui che attraversava l’Italia come un eroe, era lì che le cingeva i fianchi quando d’improvviso sento una voce lontana che mi chiama, in prossimità di una macchina familiare, da cui faccio appena in tempo a distinguere la sagoma del padre di Francesca, poi il mio – con una faccia che non dimenticherò mai. È stato un tutt’uno, schiaffone con scenata in centro, trascinata in albergo e condannata a non uscire più la sera per tutta l’estate.
Ma il ricordo più forte che ho di quei giorni, a parte le ferite che poi si rimarginano, è stato Seven and the Ragged Tiger, chiuse in macchina con la cassetta a ripetizione, ancorate alle nostre speranze, al desiderio di essere grandi e indipendenti, di vivere gli amori senza costrizioni, senza orari, perse com’eravamo nei sogni adolescenziali.

Duran Duran live
17 Luglio 2008
Beh, quasi non ci volevo andare, ma sono stata proprio contenta di fare questo tuffo nel passato e ballare come una forsennata!









