
Ricordi
2 Agosto 2008Estate 1984. Bellamonte, una rottura di coglioni infinita, senza considerare che io e Francesca avevamo lasciato i nostri rispettivi ragazzi giù al mare. Lei più di me sembrava aver trovato il Grande Amore, un tipo riccioletto dai bei lineamenti, innamorato e con la Vespa (nientecocòdimeno), con cui se la spassavano per gli anfratti del litorale. Tutte invidiavamo la loro storia (io, mia cugina e sua cugina), sembrava un Principe sulla Lambretta, tenero, romantico, quello che noi cercavamo disperatamente nei nostri coetanei con scarso successo. La storia era resa ancora più fervida dall’odio che i genitori di lei rivolgevano nei confronti di lui che, effettivamente era carino ma sempre una ’nticchia al di sotto di quello che speravano di trovare le loro figliole, diventando così il pettegolezzo dell’estate.
Fatto sta che ’sto tipo innamorato decide, una mattina all’alba, di partire da Torvajanica alla volta del Trentino, supportato da un suo amico e da due stecche di Marlboro rosse. Stremati dal viaggio in macchina, sudici e puzzolenti arrivano alla hall dell’albergo e, mentre i nostri genitori se ne stavano a bivaccare in qualche rifugio, cogliendo l’occasione al volo saliamo in macchina per una passeggiata in paese. È stato tutto fantastico, i loro volti carichi di gioia, la voglia di amarsi anche solo per due ore, lui che attraversava l’Italia come un eroe, era lì che le cingeva i fianchi quando d’improvviso sento una voce lontana che mi chiama, in prossimità di una macchina familiare, da cui faccio appena in tempo a distinguere la sagoma del padre di Francesca, poi il mio – con una faccia che non dimenticherò mai. È stato un tutt’uno, schiaffone con scenata in centro, trascinata in albergo e condannata a non uscire più la sera per tutta l’estate.
Ma il ricordo più forte che ho di quei giorni, a parte le ferite che poi si rimarginano, è stato Seven and the Ragged Tiger, chiuse in macchina con la cassetta a ripetizione, ancorate alle nostre speranze, al desiderio di essere grandi e indipendenti, di vivere gli amori senza costrizioni, senza orari, perse com’eravamo nei sogni adolescenziali.





Povera Vale/teenager, mi ti immagino sbiancare alla vista di Gianni imbufalito. Ci siamo passati tutti… Una volta mamma ebbe il pessimo gusto di cazziarmi in un negozio di scarpe pieno di gente perchè aveva scoperto un succhiotto sul mio collo… Eh noi donne, condannate aessere sempre cazziate… indistintamente da mammeo papà… se fossi stata maschio, del succhiotto si sarebbe compiaciuta. Se mai avrò una figlia che mi torna col succhiotto le dirò: bella de mamma!
è che mia madre per i succhiotti si preoccupava (ma non sarà mica uno sfogo? una malattia gravissima? un segno che ti hanno rapita gli alieni nella notte?).
Anche le mamme apprensive hanno i loro difetti