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Lavoro: condanna divina

14 Luglio 2005

Conosco un amico che lavora alle poste italiane e da tre anni ha chiesto di lavorare part-time. Un part- time particolare, visto che lavora 6 mesi sì e 6 mesi no. Per lui la cosa più importante è avere tempo libero da dedicare a se stesso, viaggiando, passeggiando per Roma nelle giornate di sole, scrivendo versi e poesie o semplicemente oziando. E’ sicuramente una persona fuori dai soliti schemi, un disobbiente dello stato sociale ed economico. In poche parole un uomo libero e indipendente.
I suoi colleghi – all’inizio – avevano un’opinione negativa su questo modo di vivere ed affrontare il lavoro o comunque erano diffidenti nei suoi confronti, ritenendolo uno scansafatiche e un po’ fuori dal mondo. Quest’anno, però, qualcuno ha confessato di invidiarlo, anche se, la paura di quello che potrebbe pensare la società, la famiglia, gli amici e – suppongo – la paura del tempo libero, inibiscono i suoi colleghi dal fare la stessa scelta.

Non è facile per la maggior parte delle persone gestire il tempo libero se si è troppo dentro l’ingranaggio frenetico della vita (lavorativa e non). Pensiamo sempre che non avere nulla da fare significhi «noia» e quindi ci preoccupiamo di organizzare il nostro tempo libero, di essere attivi, di consumare il più possibile. Invece siamo sempre più ansiosi, depressi e annoiati.
Quella di gestire il tempo libero in maniera serena e pacata è un’arte sottile e complessa, predisposizione che purtroppo non tutti hanno, a parte il mio amico E.

Un commento

  1. [...] è facile, basta starle vicino. Ho fatto giusto una puntatina al mare per un pranzetto veloce con Enzo, un vecchio e caro amico che viaggia spesso in Lettonia, dove, a sentir lui, ci sarebbero le donne [...]



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