La modalità dell’essere ha, come prerequisiti, l’indipendenza, la libertà e la presenza della ragione critica. La sua caratteristica fondamentale consiste nell’essere attivo, che non va inteso nel senso di un’attività esterna, nell’essere indaffarati, ma di attività interna, di uso produttivo dei nostri poteri umani. Essere attivi significa dare espressione alle proprie facoltà e talenti, alla molteplicità di doti che ogni essere umano possiede, sia pure in vario grado. Significa rinnovarsi, crescere, espandersi, amare, trascendere il carcere del proprio io isolato, essere interessato, “prestare attenzione”, dare. Nessuna di queste esperienze, però, può compiutamente essere espressa in parole, essendo queste recipienti colmi di un’esperienza che ne trabocca. Le parole designano l’esperienza, ma non sono l’esperienza. Nel momento in cui provo a esprimere ciò che ho sperimentato esclusivamente in pensieri e parole, l’esperienza stessa va in fumo: si prosciuga, è morta, è divenuta mera idea. Ne consegue che l’essere non si può descrivere con parole, ed è comunicabile soltanto a patto che la mia esperienza venga condivisa. Nella struttura dell’avere, la parola morta regna sovrana; nella struttura dell’essere, il dominio spetta all’esperienza viva e inesprimibile.
La modalità dell’essere può forse essere indicata nella maniera più efficace mediante un simbolo che mi è stato suggerito da Max Hunziger: un vetro azzurro appare tale quando la luce lo attraversa, perché esso assorbe tutti gli altri colori, impedendo loro di passargli attraverso. In altre parole, noi definiamo “azzurro” un vetro proprio perché non trattiene le vibrazioni cromatiche azzurre; la designazione che gli viene data non si riferisce a ciò che il vetro possiede, ma a ciò che emana.
Avere o essere?, pp. 118-120

Essere (o non essere?)
16 dicembre 2009
Silvio Martire
14 dicembre 2009Milano, Berlusconi ferito da un oggetto lanciato ad personam.
La prognosi di Berlusconi è di venti giorni. Quella dell’Italia un’altra legislatura.
Per non alimentare il clima di violenza, da oggi Berlusconi avrà sempre ragione.
(Spinoza)
Il segreto è cambiare l’angolazione dalla quale si osserva il mondo: sfregiata una copia del Duomo, colpita dal lancio di un Berlusconi.
(Macchianera)
Tartaglia aggredisce Berlusconi: Arlecchino costernato. Per il conto del dentista citofonare Pantalone.
L’aggressore sottratto alla folla inferocita che lo insulta: “che mira di merda”.
L’aggressore è pazzo, ma comunque vota PD: primo caso di un autolesionista violento.
(Zabajone)
Per Silvio un’altra scusa per rimandare i processi (non riefco a teftimoniare), un’ottima occasione per l’ennesimo lifting, orge di giornalisti compassionevoli, magari il picco di popolarità, e il PD che – incredibile – anche quando non c’entra un cazzo riesce a trovarsi in difficoltà (con o senza Di Pietro?). Quella che sembrava una smorfia di dolore era in realtà il sorriso più largo degli ultimi 150 anni.
(Magari sul tardi)
(uppsala derail service)
Inaudito atto di violenza: un malato di mente elude le misure di sicurezza ed aggredisce la Costituzione.
(emmanuelnegro)
Abberluscò te odiano perché sei un fijo de na mignotta, sei paro paro a quelli che te inculano il parcheggio sotto casa dopo due ore che stai a cercà posto, come il tassista che te leva dieci euro pe tre minuti de corsa o, se preferisci, come il barista che non te fa mai lo scontrino.
Tu, prima ce sorridi dalla televisione e poi ce lo butti sistematicamente in culo e so quindici anni che non fai altro che fatte li cazzi tua, e a quelli nostri de cazzi non c’hai mai pensato, manco pe dieci minuti.
Te odiano perché ce tratti come se fossimo tutti scemi. Perché c’hai 73 anni e invece de annattene in pensione alle Barbados stai ancora là, avvinghiato con le unghie, a quella cazzo de sedia. Abberluscò sei l’emblema del vecchio che non scolla e rancoroso minaccia.
(Internozero)

Diversi
29 settembre 2009Diversi, coloro che vivono in modo difforme
dal senso comune di normalità,
dal proprio ambito familiare o sociale;
o coloro che per razza, pregiudizio o malattia
vengono discriminati o respinti.
Diversi. Lacerati, meno visibilmente,
tra l’essere e l’apparire.
Tra ciò che gli altri credono
o vogliono credere
e ciò che si è, per se stessi.
Violentati da una parte assegnata.
Di diversità si soffre, atrocemente.
Ma si vive anche.
Ed è propio questa diversità, a volte,
ad essere fonte di coraggio, dignità e voglia di esistere.
(cit)

Frasi storiche
12 maggio 2009Il modo più sicuro per farsi ingannare è credersi più furbi degli altri
(La Rochefoucauld).

Oroscopo
3 aprile 2009
Sagittario (22 novembre – 21 dicembre)
Alcune aziende giapponesi concedono ai loro impiegati tre giorni di ferie all’anno “per problemi di cuore”. I dipendenti possono usare questo tempo per riprendersi da una brutta esperienza o da una crisi sentimentale. Se fosse per me, tutte le aziende del mondo dovrebbero concedere ogni anno ai loro dipendenti dieci giorni di ferie “per gioie del cuore” da usare nei momenti di grande felicità. Se questa norma fosse già in vigore, Sagittario, scommetto che nei prossimi giorni chiederesti qualcuno di quei giorni di vacanza.

Se…
10 marzo 2009Il fatto è che non ci si accorge mai in tempo di ciò che è importante e ciò che non lo è. Finché l’essere amato t’opprime con le sue pretese, i suoi lacci, ti senti rubato a te stesso e ti sembra che rinunciare per lui a un lavoro, a un viaggio o a un’avventura sia ingiusto; apertamente o in segreto covi mille rancori, sogni di libertà, vagheggi un’esistenza priva di affetti, dentro cui muoverti come un gabbiano che vola nel pulviscolo d’oro.
Che supplizio inaudito le catene con cui l’essere amato ti lega impedendoti di alzare le ali, che ricchezza sterminata lo spazio di cui ti chiude con le stesse catene le porte.
Però, quando lui non c’è più e quello spazio si spalanca infinito dinanzi a te, sicché puoi volare nel pulviscolo d’oro a tuo piacimento, gabbiano senza affetti e senza lacci, avverti un vuoto spaventoso. E il lavoro o il viaggio o l’avventura che gli sacrificasti così a malincuore ti appaiono in tutta la loro inutilità, non sai più cosa fartene della libertà riconquistata, come un cane senza padrone, una pecora senza gregge, ti aggiri in quel vuoto piangendo la schiavitù perduta e daresti l’anima per tornare indietro, rivivere le pretese del tuo carceriere.
Perché il rimorso ti strozza. Il rimorso è una piaga incurabile. Invano cerchi di medicarla con attenuanti, giustificazioni, se-avessi-saputo, se-avessi-indovinato, invano cerchi di ignorarla affermando che tu hai mancato verso di lui quanto lui mancò verso di te, quindi i conti sono pari. Lì per lì la piaga sembra cicatrizzarsi, dissolversi, ma v’è sempre un momento in cui un suono o un odore o un colore, la vista d’un foglio, di un’automobile che passa la riaprono di nuovo con nuove sensazioni di colpa.
Un Uomo (O. Fallaci)

Frasi storiche
22 febbraio 2009Essere se stessi non sempre rappresenta questo grosso favore all’umanità.

Non cambierà mai niente
8 gennaio 2009Il problema non è Cannavaro, è sempre colpa di qualche giornalista che gli mette un cazzo di microfono davanti e che riporta le sue stronzate.






