
Pe’ li vicoli de Roma
Giovedì, 15, Maggio, 2008Era da tanto che non assaporavo la sera così, mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, quando giravo col motorino e mi infilavo nelle stradine del centro perdendomi, per poi ritrovare in qualche modo un punto di riferimento che mi riconducesse sulla retta via (questo un po’ per tutto). Ho girato per anni, prima col Sì e poi con lo Sfera, sfrecciando sull’Olimpica o infilandomi tra una macchina e l’altra sulla tangenziale, avevo tanto tempo da perdere che partivo la mattina senza alcuna mèta passando le giornate a vagare per la città, assaporando quella libertà che non è più tornata, se non per brevi momenti.
Come stasera con la Fra, a cena da Betto e Mary, dove ho saggiato una splendida carbonara con le zucchine, coratella e misticanza e per finire romanella e ciambelle. Al ritorno, dietro di lei sul motorello, mi piaceva respirare l’odore di fieno nei campi di periferia, l’aria fresca mi avvolgeva e sentivo l’adrenalina salire. O come ieri a Trastevere con MrG, con la vista che si perde negli attici di Trastevere, ammirare compiaciuta gli sguardi degli stranieri e l’imponenza di questa metropoli, o meglio, di questa stradopoli. Roma è fatta di vicoli, cunicoli, strade e stradine, acciottolate o asftaltate, ma sempre piene di buche, senza marciapiedi e con le striscie sbiadite, con la municipale che passa col rosso e i carabienieri che parcheggiano in divieto di sosta.
Semo così, pressappochisti, megalomani, incazzati e sempre de prescia, senza mai n’attimo de tempo. Ma tanto, checcefrega? Semo de Roma, la città dorata.
Quant’è bella, solo vede’ er Lungotevere da Ponte Sisto ‘n t’aregge er core, ‘sta Roma rosata come er vinello de primavera, cor Tevere illuminato d’arancio e l’alberi che straripano da tutte le parti, co’ le finestre aperte a sfregio de chi je passa sotto a vede’ l’attichi illuminati e la ggente pe’ strada che pareno tutti belli e gaijardi. Quanto ce piace, in fonno ‘sta Roma bella. Tutto je perdonamo, perché a noi, tanto, checcefrega? Semo de Roma, a noi ce piace er vino de li castelli, l’abbacchio e le galline, ce piace de magna’ e beve e nun ce piace de lavora’.













